Il nostro amico Enrico, sempre al seguito del Millwall, ha passato un pomeriggio nella lontana Doncaster. Anche questa volta ha portato fortuna ai Leoni, usciti indenni da una trasferta molto complicata. Pochi ma buoni i Lions al seguito (circa 400), sempre orgogliosi e vicini alla squadra. Com'on you, Millwall!!!
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venerdì 3 gennaio 2014
mercoledì 9 ottobre 2013
La poesia di Paolo
Il nostro amico Paolo, grandissimo tifoso del Millwall e residente a Londra, ci apre il cuore con una vera e propria poesia...
"Un viaggio da est a sud in metrò è come
tagliare Londra a metà, scoprirla nella sua eterogeneità, miscuglio di culture
a razze, dai quartieri indiani dell’est con le sue moschee fino a sud, di là
del fiume con l’odore di vecchia Inghilterra. Londra è così, come una donna che
ti abbraccia e ti fa sentire a casa, dando a tutti una possibilità da
sfruttare. Quando scendi a Bermondsey, la senti quella puzza di working class
tipica dei docks e di vecchia Inghilterra, alle spalle la City con i suoi
grattacieli in vetro stile America, la Londra ricca di London Bridge. Però qui,
attraversando il quartiere, senti anche profumo di Millwall, perché Bermondsey
è Millwall, fin giù nel cuore del sud, fino Surrey Quays ed Elephant &
Castle. Vent'anni fa, come raccontava un amico, ti dicevano che “che c...o ci vai
a fare lì, non c’è niente laggiù”. Ora è diverso, la rivalutazione di molte
aree di Londra, come ad esempio Bow, Mile End o Stratford, è arrivata anche qui,
con investimenti nell’area grazie anche ai soldi delle Olimpiadi, con l’effetto
di far lievitare i prezzi degli affitti e delle case, ma lasciando inalterato
quel fascino e quella fama che da sempre ha avuto. Tutto questo è Millwall...un
pugno allo stomaco, un mal di testa dopo una sbronza. Quando arrivi a costeggiare la
ferrovia, allora sei vicino allo stadio, di fianco a roulotte che sembrano
villette: il gommista, lo sfascia carrozze e le tante facce intorno a te.
Generazioni diverse, il nonno che tiene per mano il proprio nipote con i suoi
tatuaggi e il viso di chi ne ha viste parecchie. Magari c’era anche lui in quel
lontano 1985 a Luton. Sì perché il Millwall è soprattutto i suoi tifosi,
conoscere il Millwall è soprattutto conoscere i suoi fans, una squadra che in
Premier c'è stata due volte soltanto, che la sua storia è fatta soprattutto di
leghe inferiori, ma la sua fama dipende da quei fans etichettati come
hooligans, i più violenti di Inghilterra. Lo stadio è alla fine di Zampa
Road, passando attraverso un tunnel, un ponte che ti guarda minaccioso
alimentando la leggenda su i suoi tifosi. Ti attende lì, nuovo di vent'anni.
Uno dei primi a essere stati costruiti dopo il rapporto Taylor del 1990, con i suoi
tornelli, la gentilezza del suo personale privato che t’indica il blocco. Il
posto non è numerato, né il biglietto è nominale, ricordi di un calcio che ormai non
c’è più. “London Calling” e “Let' em come" annunciano le squadre in campo,
e poi la partita che conosci già: sudore, grinta e orgoglio di vecchia
Inghilterra . Proprio come i 10.000 tifosi che affollano lo stadio, che
ancora "puzzano" di working class, perché in fondo lo sanno tutti, noi siamo il
MILLWALL, we're evil…"
giovedì 1 agosto 2013
Joe Hardy e i 20 anni del New Den
Ancora il nostro Joe Hardy protagonista, questa volta per la festa dei 20 anni del New Den:
"Sabato 27 Luglio 2013, Millwall-Rayo Vallecano. L'attesa per questo importante match è febbrile. Viene celebrato, infatti, il testimonial a capitan Paul Robinson, classe 1982, colonna del Millwall da più di un decennio. Un esempio di onestà, passione, bravura e coraggio, dentro e fuori dal campo. Nel corso della sua carriera è stato frenato da molti infortuni, ma si è sempre ripreso alla grande. Arrivo a South London già dalla mattina. Salgo sul bus 453 a Piccadilly Circus, pronto a godermi una lunga giornata al seguito del Millwall. Una volta attraversato il Grande Fiume si inizia già a respirare un'atmosfera particolare nell'aria: la gente dei quartieri di Southwark e Lewisham freme dalla voglia di andare al Den. Decido di scendere a Old Kent Road, in prossimità del pub "Lord Nelson", in modo tale da percorrere a piedi l'ultima parte del tragitto per la nostra tana. Arrivato a Zampa Road, conosco con piacere una coppia di svedesi recatasi a Londra apposta per la partita. Mi precipito subito nel Programme Shop per acquistare, oltre al programme della partita con il Rayo, anche altri numeri degli anni passati. Il sole inizia a battere come se fossimo in Texas; l'asfalto brucia, il sudore aumenta a vista d'occhio. Alle 14 e 15 mi raggiungono due cari amici italiani, ansiosi anch'essi di mettere piede sugli spalti del Den. Entriamo nel blocco 38 della Cold Blow Lane, pronti a urlare "No one likes us" fino al novantesimo minuto. Prima della gara viene osservato un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime della sciagura ferroviaria avvenuta in Spagna qualche giorno prima. Il primo tempo è abulico e privo di emozioni, con una sterile supremazia degli ospiti. I tifosi giunti da Vallecas (una settantina) si fanno sentire, ma vengono surclassati dal pubblico locale. Nella seconda frazione di gioco il Millwall scende in campo con un altro piglio; i ragazzi pigiano sull'acceleratore per cercare di passare in vantaggio. Al quindicesimo minuto, dopo una continua pressione del Millwall, l'arbitro indica il tiro dal dischetto: Steve Morison trasforma spiazzando il portiere. Lo stadio esplode. Il Rayo cerca in tutti i modi di pervenire al pareggio; inizia la girandola di sostituzioni e serve un Forde strepitoso per tenere la vittoria in cassaforte (eroica la sua parata al 90' su un tiro destinato all'incrocio dei pali).Termina il match tra la soddisfazione generale del pubblico di casa. Decidiamo di rimanere per un po' fuori dai cancelli per cercare di scattare qualche foto con i giocatori. Una lunga attesa viene ripagata con gli autografi e le foto di una buona parte del team. Intorno alle 19 ci riavviamo al centro, non prima però di aver reso omaggio alle rovine del vecchio Den, il campo da gioco che ospitò le gesta dei Leoni dal 1910 al 1993. Arriviamo alla stazione di New Cross Gate alle otto passate, sotto una sottile pioggerellina tipica di quei posti. Colgo l'occasione per ringraziare i due amici che sono venuti con me allo stadio e per fare i complimenti a Thibault per il suo ottimo blog sul Millwall. Sempre COYL!".
Joe Hardy fuori dallo stadio
Con il portierone irlandese David Forde
Con Gianna, grande tifosa del Millwall
Con il biondissimo Josh Wright...
...e con il capitano Danny Shittu
Le squadre si allenano prima del match
Da notare in lontananza lo Shard London Bridge
Ancora con Gianna fuori dal Den
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Joe Hardy al Griffin Park
Il nostro Joe Hardy, in trasferta a Londra, ci racconta della sua esperienza al Griffin Park:
"Brentford-Millwall, 16 luglio 2013. Un clima estivo fa da sfondo a questo derby londinese fra Bees e Lions. Dal centro di Londra saliamo sulla Piccadilly Line in direzione Heathrow (West London). Come consigliatoci da "The football grounds guide" (un'eccellente opera sugli stadi della terra d'Albione), scendiamo alla fermata di South Ealing. Da lì ci aspetta una bella camminata per le vie del quartiere prima di arrivare al Griffin Park, lo stadio dove gli amati Leoni affronteranno i padroni di casa del Brentford. Prima del match è d'obbligo una visita al Griffin, storico pub locale dove i tifosi delle rispettive squadre bevono e chiacchierano amichevolmente. Dopo una quindicina di minuti iniziamo a dirigerci verso il Brook Road End, il settore riservato agli ospiti; acquistiamo, a sole 5 sterline, il biglietto per l'anello inferiore dove, con immenso e gradito stupore, non troviamo ad attenderci i moderni seggiolini numerati, ma le care e vecchie terraces. Ci si sente catapultati indietro nel tempo, ai mitici anni '70, quando le gradinate la facevano da padrone. Peccato per i pillars che in alcuni punti ostruiscono la visuale del terreno di gioco, ma anch'essi hanno il loro fascino. Inizia il match e subito sale il coro "No one likes us we don't care", per rimarcare che noi Dockers pretendiamo il 100% dagli undici in campo anche in partite amichevoli. Primo tempo godibile, giocato prevalentemente a centrocampo, con i nostri tifosi che sugli spalti si fanno sentire con i classici cori secchi. Le squadre vanno negli spogliatoi in parità. Nell'intervallo il manager Steve Lomas rivoluziona la squadra e dopo neanche un minuto il Brentford va in vantaggio. Il Millwall accusa il colpo e fatica a riorganizzarsi. Dopo alcune occasioni mancate dai nostri arriva il raddoppio dei locali, che triplicheranno a tempo praticamente scaduto. Al momento dell'uscita delle squadre dal rettangolo verde c'è una vera e propria ovazione per Super Neil Harris. A fine partita l'amarezza è tanta; ci si reca di nuovo al Griffin per una bevuta post match, sempre orgogliosi di tifare il leggendario Millwall".
mercoledì 29 maggio 2013
Quando eravamo Re - Millwall vs Everton
Millwall-Everton
del 17 settembre 1988 consacra il grande Tony Cascarino. Dopo una vita passata
al Gillingham nelle serie minori, approda al Millwall nel 1987. Al primo anno
arriva la promozione e la stagione successiva l'esordio in First Division a 26
anni. Già contro Aston Villa e Charlton aveva timbrato il cartellino, ma è
nella partita contro l'Everton che si fa conoscere definitivamente al grande
pubblico. Una sua doppietta nel giro di 10 minuti (25' e 35') stende i Toffies,
che nella ripresa possono solo accorciare le distanze grazie ad un autogol di
McLeary al 52'. Per Tony, che da bambino faceva il tifo per i Lions, è la
giornata più bella.
mercoledì 8 maggio 2013
Kenny Jackett si dimette
Il Millwall Football Club ha annunciato ieri le dimissioni del manager Kenny Jackett. Il club ha, con riluttanza, accettato la sua decisione.
Kenny ha dichiarato: "Dopo quasi sei anni ritengo sia arrivato il momento di nuove sfide, per me come per il Millwall: io ho bisogno di nuovi stimoli, la squadra di un manager che porti nell'ambiente idee fresche per centrare il sogno della Premier League. Vorrei ringraziare il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, i giocatori, tutti i collaboratori e i tifosi del Millwall per il loro notevole sostegno. Ho apprezzato molto il mio periodo lavorativo al Millwall. Io e la mia famiglia avremo sempre un forte legame con il club e la sua gente".
Struggente il commento dell'amico Gianluca detto Joe Hardy, tifosissimo appassionato dei Lions, che ha avuto modo di conoscere di persona Kenny Jackett durante uno dei suoi numerosi viaggi per vedere dal vivo la propria squadra: "Una persona che ha sempre messo il Millwall al primo posto. Un professionista serio e preparato. Un vero docker. A real Lewisham lad. Indimenticabile lo scatto in direzione Cold Blow Lane dopo la partita con il Doncaster Rovers. Sempre in prima fila nell'organizzazione del "Giorno del Portuale". In occasione della scomparsa dell'amato padre, decise di sedersi in panchina senza far trapelare il suo immenso dolore. Ha riportato stabilità all'interno di un club che era solito cambiare allenatore con cadenza semestrale. Ha riportato il Millwall sul Royal Box di Wembley. Ha sempre avuto un occhio di riguardo verso noi supporters. Grazie per quel the offertomi un pomeriggio di due anni fa: ero appena arrivato al Den direttamente da Heathrow, zaino in spalla, pronto per una visita al Club Shop. Grazie di tutto Kenny. Sono convinto che ci ribeccheremo per un the caldo, in un umido pomeriggio, tra Zampa Road e Cold Blow Lane...".
martedì 11 dicembre 2012
Mai di domenica
Sembra impossibile al giorno d'oggi, tra
interessi economici e televisivi, ma fino all'inizio degli anni settanta le
partite del campionato inglese si giocavano solo di sabato. Furono fattori
esterni ad imporre un cambiamento alla Football Association. La guerra dello Yom
Kippur dell'ottobre 1973, combattuta tra Israele e una coalizione di Paesi
Arabi, portò l'Opec (l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) a
sospendere la fornitura di petrolio ai Paesi Occidentali che avevano appoggiato
gli israeliani. Ci fu di conseguenza una crisi energetica in tutta
Europa, particolarmente grave nel Regno Unito. I minatori entrarono in sciopero,
e il governo britannico prese drastici provvedimenti, come quello di abbassare a
tre i giorni lavorativi, per risparmiare energia elettrica. Il calcio non era
tra le priorità delle autorità inglesi, e furono vietati i match notturni per
evitare il consumo di ulteriore energia. I club avrebbero voluto rinviare tutti
gli incontri a fine stagione ma la Football Association non prese neppure in
considerazione questa proposta. Nel dicembre 1973 la Football Association chiese
all'Home Office (il dipartimento governativo per l'ordine e la sicurezza) il
permesso di giocare le partite di domenica, cosa che avrebbe consentito comunque
un risparmio di energia. L'autorizzazione fu concessa ma questo portò un vespaio
di polemiche. La grande maggioranza dei tifosi non era d'accordo. Bob Wall
dell'Arsenal disse: "Giocare a calcio di domenica e fare profitti su questo
giorno è assolutamente sbagliato. Noi non turberemo la quiete domenicale degli
abitanti di Highbury!". Come sono cambiati i tempi...Ma gli eventi rendevano
necessario il cambiamento. Il numero degli spettatori crollò inevitabilmente non
solo perché i tifosi erano contrari ai match domenicali, ma anche perché molti
non potevano più permettersi di andare alla partita: la grave crisi fece
aumentare il prezzo della benzina e mise a rischio molti posti di lavoro.
Domenica 6 gennaio 1974 si disputarono quattro incontri di F.A. Cup ma la prima
partita di campionato giocata di domenica vide protagonista proprio il Millwall.
Alle 11.30 del 20 gennaio 1974 andò in scena Millwall-Fulham al Den, valida per
il campionato di Second Division. I Leoni vinsero per 1-0 grazie ad un gol di
Brian Clark. Il calcio di domenica era arrivato anche in Inghilterra.
mercoledì 26 settembre 2012
Luton Town-Millwall, una diretta televisiva da incubo
"Uno scandalo in diretta nazionale. Questo rappresentò l'incontro del sesto turno di Coppa d'Inghilterra tra Luton Town e Millwall, svoltosi una sera del marzo 1985. Una sfida sentitissima, tra due squadre dal passato povero di successi ma vogliose di imprimere il loro marchio sulla mappa del calcio inglese. Purtroppo ci riuscirono, però solo a causa degli episodi extra-calcistici che caratterizzarono quella partita. Incidenti di una certa gravità erano già occorsi prima dell'inizio della sfida, con la polizia locale che a fatica era riuscita a far sistemare nel loro settore il nutrito contingente di tifosi del Millwall, focosa tifoseria del Sud di Londra. Non contenti, i sostenitori dei Lions trasferirono all'interno dell'impianto tutta la loro "esuberanza", esibendosi in gite sul campo da gioco che portarono a un rinvio di 25 minuti del calcio d'avvio. Ma il peggio doveva ancora venire. A dieci minuti dalla fine del match, con il Millwall sotto per 1-0, i supporters londinesi pensarono bene di invadere in massa il terreno del Kenilworth Road (allora non ancora in sintetico come capitò dall'estate di quell'anno fino al 1991). Ne seguirono minuti di caos totale. Gli scontri tra la polizia e i tifosi furono molto cruenti, tanto che l'arbitro si vide costretto a porre anzitempo termine alla partita. Dopo il fischio finale le pessime scene trasmesse in diretta nazionale continuarono, con centinaia di hooligans dei Lions impegnati a devastare le tribune dell'impianto del Luton, usando le decine di seggiolini divelti come armi improprie da lanciare contro tifosi avversari e polizia. In un secondo momento a vedersela brutta furono le abitazioni e le automobili che si trovavano nei pressi dello stadio. Insomma, fu una notte di pura follia."
(Luca Manes, Made in England, 2008)
(Luca Manes, Made in England, 2008)
mercoledì 29 agosto 2012
Omaggio a Frank Whipple
Lo scorso anno, proprio di questi tempi, moriva al Royal London Hospital alla veneranda età di 103 anni Frank Whipple. Autentica leggenda dell'East End londinese, Whipple prese parte al grande sciopero generale del 1926 e fu coinvolto nella battaglia di Clabe Street del 4 ottobre 1936 (famoso scontro tra gli agenti della Metropolitan Police, che scortavano un corteo autorizzato della British Union of Fascists guidato dal loro leader Oswald Mosley, e un gruppo di antifascisti, comprendenti socialisti, anarchici, irlandesi ed ebrei). Prestò poi servizio come poliziotto della Riserva in Leman Street durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma oltre tutto questo, il vecchio Frank era un grandissimo tifoso del Millwall. Nato in Irlanda, si trasferì con la sua famiglia nell'est di Londra nel 1916. Si appassionò subito ai Lions, e dal 1918 cominciò a frequentare il Den. Rimase abbonato al club fino alla morte. Tutti lo ricordano come un uomo affascinante, spiritoso e coinvolgente. Era anche un uomo buono. Si prese cura della figlia Peggy, nata con gravi deficit psichici, fino alla morte di questa. Vivevano insieme nella loro casa di Limehouse, e lei lo accompagnava alle corse dei levrieri e, soprattutto, alle partite del Millwall. Ci manchi tanto, vecchio Frank!
giovedì 26 luglio 2012
Una bara per l'Ipswich
Questa immagine folkloristica (oppure macabra, dipende dai punti di vista) si riferisce all'accoglienza riservata all'Ipswich Town, giocatori e tifosi, prima del match del sesto turno di F.A. Cup, disputatosi sabato 11 marzo 1978 al vecchio Den. L'Ipswich, guidato dall'attaccante Paul Mariner, segnò tre gol in pochi minuti ma i Blues ricordano questa partita per ciò che successe dentro e fuori dal terreno di gioco. Già in mattinata i pullman provenienti dal Suffolk furono oggetto di fitti lanci di pietre da parte della gente del Millwall. In campo la situazione non fu certo migliore: il gioco fu ripetutamente interrotto dall'arbitro a causa dei reiterati tentativi di invasione da parte dei tifosi dei Lions. A fine gara, terminata 6-1 per l'Ipswich Town, l'allenatore dei Blues, Bobby Robson, usò parole durissime per commentare la giornata: "Grazie a Dio siamo riusciti a portare a casa la pelle, non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, di venire a giocare in questo posto, è peggio del selvaggio West. Per questi hooligans ci vorrebbe il lanciafiamme!". Il famoso manager poi, a mente fredda, si scusò per aver proposto questi drastici e impopolari rimedi...
martedì 24 luglio 2012
Un pomeriggio da Leoni
Il nostro amico Joe Hardy, grandissimo tifoso del Millwall e assiduo frequentatore del Den, ci racconta uno dei suoi pomeriggi più belli passati al seguito dei Lions.
"Sabato 5 febbraio 2011: uno dei giorni più belli della mia vita. Insieme all'amico Vincenzo partiamo di buon mattino alla volta di Southwark per assistere alla partita di campionato fra il Millwall e il Doncaster Rovers. Scesi dalla metropolitana alla stazione di Canada Water, prendiamo il bus P12 in direzione Brockley Rise. Scendiamo alla fermata di Ilderton Road e la temperatura è gelida. Ci dirigiamo al piazzale del Den, dove il blue bus è decorato a festa per le celebrazioni del Docker's Day. Dopo aver acquistato i vecchi programmes e scattato alcune foto con i giocatori che portarono il Millwall nell'allora First Division, consumiamo un lunch a base di salsicce e patate fritte all'interno del Millwall Cafè. Entriamo nella Cold Blow Lane Lower con largo anticipo. Prima della gara sfilano in campo le leggende del passato insieme ai vecchi portuali della Londra che fu. La partita inizia e a metà primo tempo comincia a cadere una pioggia battente. Non ci sono molte occasioni ad eccezione di qualche iniziativa di James Henry. Nel secondo tempo il Millwall spinge per cercare di vincere ma rischia di essere punito di rimessa (è bravissimo Forde a salvare su Brooker). L'ambiente si scalda, dalle gradinate inizia a partire il famoso ruggito dei leoni per sostenere la squadra in campo. Nei minuti finali il frastuono diventa assordante, la gente, noi compresi, tira fuori dalle corde vocali il 100% per ottenere i tre punti. E quando sembrava finita, Henry sgroppa sulla fascia e mette al centro, Lisbie spizza di testa e la deviazione del suo marcatore inganna il portiere Woods: la palla finisce in rete e lo stadio esplode. Dalla settima fila ci ritroviamo spinti sui cartelloni pubblicitari, i giocatori vengono ad esultare sotto il nostro settore, è una sensazione veramente bellissima. A fine partita parte "Rocking all over the world" a tutto volume. Usciamo dallo stadio e ci dirigiamo alla stazione di South Bermondsey per riprendere il treno di superficie fino a London Bridge. Sui vagoni parte forte NO ONE LIKES US ed è una bolgia anche lì. Che dire, una giornata indimenticabile con una vittoria all'ultimo secondo in pieno stile Millwall. Un saluto a Thibault, a cui faccio i complimenti per l'ottimo blog e sempre...Come on you Lions!!!".
sabato 21 luglio 2012
Quando eravamo Re - Millwall vs Nottingham Forest
Il Millwall affronta al Den il Nottingham Forest nella 10° giornata della First Division 1988/1989. I Lions sono inaspettatamente al secondo posto ma i Reds, guidati dal grande Brian Clough, sono una squadra temibilissima. Steve Hodge gela il Den al 45' del primo tempo, e al 2' della ripresa sempre lui raddoppia. Il Millwall sembra alle corde ma non molla. Guidati dal loro fantastico pubblico, i Leoni attaccano a testa bassa e trovano il pareggio negli ultimi minuti. Prima Teddy Sheringham al 79' e poi Neil "Razor" Ruddock al 86' riequilibrano i conti. Clough commenterà amaro a fine gara: "Ci siamo fatti intimorire dai loro tifosi, il Den è davvero una bolgia e sei fortunato se porti a casa la pelle".
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mercoledì 11 luglio 2012
Cosa vuol dire essere Millwall
Il Millwall e il suo mondo si staccano da tutto il resto: se non fosse così, non sarebbe stato addirittura compiuto uno studio a livello accademico da un professore universitario della University of East London, Garry Robson, che ha scritto: "No one likes us, we don't care. The myth and reality of Millwall fandom". Il che vuol dire che il fenomeno è realmente degno di studio o che, forse, Mr Robson ha troppo tempo libero e tifa troppo per i Lions per dedicarsi a studi più significativi per il progresso dell'umanità. Nello studio, condotto con estrema profondità e con termini certamente poco accessibili anche al lettore medio-basso di lingua inglese - si tratta dopotutto di un testo universitario - viene analizzato e sminuzzato nelle sue componenti l'intero significato dell'essere Millwall ed essere South London, ma il South London che odora di porto, depositi di gomme, officine auto, gabbiotti dei minicabs, sfasciacarrozze, un proletariato intensamente carnale e reale che adora ancora il pugilato ed è lontanissimo dalla rappresentazione ormai comune del tifoso medio di Premiership, tutto compìto, con le tasche profonde, la parrucca in testa, magari due strisce colorate dipinte sul viso e la bella maglietta stirata dalla moglie. Lo zoccolo duro del Millwall è fatto di gente che come in tutte le culture del proletariato urbano ha il disprezzo e l'avversione più profonde verso tali manifestazioni, viste come effemminate, deboli: qui siamo ancora ai riti di iniziazione, al doversi mostrare sempre con il volto più virile, al rivestirsi di abiti "duri" per poter far parte del gruppo [...]
(Roberto Gotta, Le reti di Wembley, 2003)
sabato 19 maggio 2012
MacKay e Carlin hanno giocato nel Millwall?
Nell'ultima giornata del campionato di Seconda Divisione 1968-1969, il Millwall affrontò al Den il Derby County. I Rams, guidati dal grande Brian Clough, si erano appena laureati campioni del torneo con conseguente promozione nella massima divisione inglese. Forse a causa dei festeggiamenti prolungati, si presentarono involontariamente a Londra senza divise da gioco. Il Millwall venne incontro al Derby fornedogli la seconda maglia dei Lions, completamente rossa con lo storico crest del club sul petto. Fu con questa casacca insolita che i bianchi di Derby scesero in campo ricevendo il picchetto d'onore da parte dei giocatori del Millwall per la brillante promozione conquistata la settimana precedente. Ed è per questo motivo che nelle figurine dell'A&BC i campioni Dave MacKay e Willie Carlin appaiono di rosso-Millwall vestiti.
venerdì 11 maggio 2012
Il ruggito del Den
[...] Mister Slingsby risponde che la squadra di casa ha maggiore confidenza con il proprio campo di gioco e conosce tutte le imperfezioni naturali del terreno, le chiazze prive di erba, le buche, le cunette e gli avvallamenti quasi impercettibili. Afferma inoltre che, per quanto sembri inverosimile, i giocatori più abili sono in grado di avvertire le correnti d'aria, i vortici e i risucchi. Ma il vantaggio principale, continua mister Slingsby, è il fragore del pubblico, che inconsciamente suggerisce alla squadra ospite che una sua vittoria causerebbe un grave stress emotivo ai tifosi locali. Infine, a suo avviso, il rumoreggiare minaccioso del pubblico, come quello che si ode a Millwall e a Newcastle, incute timore ai giocatori ospiti."
(James Lloyd Carr, How Steeple Sinderby Wanderers won the F.A. Cup, 1975)
sabato 5 maggio 2012
Simple Gary says
Gary Lineker, ex giocatore del Tottenham Hotspur e della nazionale inglese, ricorda ancora oggi, con una certa apprensione, la sua esperienza al vecchio Den: "Ricordo che quando ero ragazzo, giocai con il Leicester City una partita del 5° turno della F.A. Cup al Den. Il luogo somigliava ad una enorme trappola, e l'astio che avevano verso di noi i tifosi del Millwall era davvero incredibile. Pensai che non sarebbe mai stata una buona idea per nessuno quella di giocare in un posto del genere." Il match a cui si riferisce Gary Lineker si disputò al Den il 19 febbraio 1985. Il Millwall, in un'autentica bolgia infernale, superò il Leicester City con il punteggio di 2-0.
martedì 24 aprile 2012
Just accept it, Harry!
[...] Il mercoledì successivo giocavamo contro il Millwall al Den. Dei Lions si può dire quel che si vuole, ma di sicuro avevano un bel seguito a livello locale. In quasi tutte le città e le aree urbane d'Inghilterra ci si aspetta di vedere in giro ragazzi che indossano svariate maglie con i colori della diverse squadre, con una certa prevalenza del club del posto. A Bermonsdey e in Old Kent Road non si vedono altro che maglie del Millwall. Prova evidente che la squadra è seguitissima dalla comunità locale. E che la paura fa novanta. Una volta - ci eravamo trasferiti da poco nella zona sud-est di Londra - stavo camminando lungo Leathermarket Street. C'era un bambino seduto sul muretto. Avrà avuto otto anni e portava una maglia del Millwall. Quando arrivai alla sua altezza mi fece: "Ehi, capo. Per che squadra tieni?". "Per il Middlesbrough" risposi io, bello spavaldo. Era un piccoletto, di sicuro ce l'avrei fatta a scappare. Proseguii e quando l'ebbi superato di qualche metro lo sentii cantare: "Vai a firmare, vai a firmare, barbone. Tanto c'avete solo la disoccupazione". Stupefatto, mi voltai. Quando vide che lo stavo guardando, il bambino si mise una mano in tasca e tirò fuori una monetina. Poi mi gridò: "Eccoti 10 pence. Comprati una casa".
(Harry Pearson, A season of mellow fruitlessness, 1993)
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